La Serva di Dio, Suor M. Maddalena Renzi
- Damiano Neri
- 16 ago 2025
- Tempo di lettura: 4 min
Gli avvenimenti narrati nel capitolo precedente ci hanno permesso di intravedere che, entro le mura del Monastero della Santa Croce in quel periodo, dovettero davvero dimorare anime eroiche. La brevità di questi cenni storici mi consente soltanto di accennare brevemente alla vita e alle virtù della più illustre tra loro, la Venerabile Suor Maria Maddalena Renzi.
Questa Serva di Dio nacque il 18 febbraio 1745 da Marco di Giovanni Renzi e Maria Angiola di Benedetto Borgiotti, della parrocchia della Collegiata di San Frediano in Cestello, Firenze. Lo stesso giorno fu battezzata nella splendida chiesa di San Giovanni e le fu imposto il nome di Maria Gaetana. La famiglia sembra essere stata di condizione sociale modesta ma guidata da solidi principi cristiani. La madre, infatti, era donna di provata virtù, ben consapevole della sua responsabilità di educare i figli nel santo timor di Dio.
Dalle deposizioni apprendiamo che Maria Angiola—che era penitente di quel santo ed esperto direttore spirituale, padre R. Franchi dell’ordine dei Filippini—si adoperò con grande cura per accendere nell’anima della giovane Gaetana l’amore per Dio e per la virtù. La custodì in santa riservatezza, la protesse dai contatti inutili con il mondo e le inculcò i principi della religione. A parte una marcata inclinazione alla pietà e una maturità superiore all’età, nulla di straordinario distingueva Gaetana dalle altre fanciulle.

Come molti bambini, cadde una volta in una colpa comune: approfittando dell’assenza di alcuni vicini che intrecciavano paglia, rubò un po’ di paglia e la portò a casa, mostrando ingenuamente alla madre il “tesoro” di pochi fili come se fossero cosa preziosa. La buona madre, Maria Angiola, la rimproverò severamente, costringendola a restituire la paglia con vergogna e a chiedere perdono. Non dimenticò mai quell’episodio e, più tardi, quando veniva lodata per le sue virtù, sospirava dicendo: «Sono stata persino ladra!».
Sotto la vigilanza materna crebbe di virtù in virtù. La preghiera, l’obbedienza e la riservatezza furono i campi in cui lavorò senza sosta per la sua santificazione. La Provvidenza divina agevolò ancor più il suo cammino verso la santità affidandola alla guida spirituale di padre Franchi.
A diciotto anni fu colpita da una grave e dolorosa malattia, dalla quale guarì improvvisamente per intercessione della Beata Vergine Maria, alla quale si era rivolta su consiglio del confessore. Il suo distacco dal mondo cresceva di giorno in giorno, così come il desiderio di donarsi interamente a Dio.
La sua vocazione religiosa si manifestò chiaramente. Ne parlò con il confessore, che acconsentì, ma solo dopo dure prove e un lungo tempo di attesa per il chiostro. Tra i monasteri di maggior prestigio nei pressi di Firenze vi era allora quello della Santa Croce a Figline Valdarno. Le numerose richieste di giovani fiorentine di entrare tra le agostiniane di quel monastero ne attestano la stima—confermata dal fatto che un uomo santo e austero come padre Franchi lo avesse scelto per la sua penitente, Gaetana.
Padre Franchi, amico del parroco di Figline, don Masselli, allora confessore del monastero, le affidò Gaetana all’inizio del 1770. Per ragioni sconosciute non poté essere ammessa subito e dovette trascorrere alcuni mesi nella casa del parroco.
Il 31 ottobre 1770 il vescovo Francesco Ginori concesse il permesso di entrare in monastero come postulante. Vi entrò in realtà il 16 di quel mese, ricevette l’abito il 3 febbraio 1771 e il 16 febbraio dell’anno seguente emise i voti solenni, come risulta dall’atto rogato dal notaio Arrigo Palmieri.
Il suo desiderio di perfezione l’aveva condotta al chiostro, e una volta entrata vi cercò la virtù con grande fervore. Come postulante ottenne subito la stima di tutte le monache, e il 22 dicembre 1770, al capitolo comunitario per il voto di ammissione come monaca di coro, tutte votarono a suo favore.
Ciò che distingueva suor Maddalena come novizia fervente—e poi come religiosa perfetta e santa—era il suo profondo amore per l’umiltà. Da questa radice scaturivano il suo amore per la preghiera, il desiderio ardente di soffrire per Cristo, la penitenza esemplare e l’obbedienza cieca e costante, che talvolta sembrava obbligare Gesù stesso a operare miracoli per lei.
Dall’inizio non le mancarono le prove. Soffrì per le incomprensioni delle sorelle, che, non riconoscendo ancora i doni straordinari di Dio, erano turbate dalle sue frequenti estasi, dalla salute delicata e dagli svenimenti. Patì aridità spirituali, diffidenze, vessazioni diaboliche—comprese apparizioni terrificanti e percosse fisiche—e partecipò volontariamente alla Passione di Cristo con dure penitenze, come digiuni, cilici e discipline, sempre in segreto.
La sua fede era vibrante e la sua speranza incrollabile, anche durante le persecuzioni del monastero sotto Pietro Leopoldo I, quando fu sorgente di coraggio per le sorelle. Difese l’osservanza rigorosa della regola, aiutando le monache a vivere la vita comune perfetta.
Nella povertà fu rigorosa—non possedeva che lo stretto necessario, portava sempre l’abito più logoro. Due volte fu miracolosamente guarita per intercessione della Vergine, per evitare di essere visitata da un medico.
Il suo amore per Gesù fu così ardente che negli ultimi anni visse quasi in estasi continua, trascorrendo lunghe ore davanti al Santissimo Sacramento, a volte sola, a volte con le novizie. Ebbe visioni mistiche, vedendo l’Ostia come un globo di fuoco o circondata da luce sfolgorante, e soffriva profondamente per le restrizioni che limitavano la Comunione a una sola volta la settimana senza permesso speciale.
La sua devozione alla Passione di Cristo la condusse a partecipare fisicamente alle Sue piaghe, ricevendo persino la trafittura mistica al costato e i dolori della corona di spine, con sanguinamenti alle tempie.
Fu intensa anche la sua devozione al Sacro Cuore di Gesù, offrendosi vittima d’amore in riparazione dell’ingratitudine umana, e alla Beata Vergine Maria, che la ricompensò con guarigioni miracolose e apparizioni. Le apparvero anche san Luigi Gonzaga e santa Maria Maddalena de’ Pazzi.
Dio le concesse i doni della profezia, del discernimento dei cuori e della conoscenza di eventi lontani. Predisse la morte dell’imperatore Giuseppe II, il ritorno della pace alla Chiesa sotto Ferdinando III e persino la propria morte nel 1792, che avvenne esattamente come aveva annunciato, quando la Chiesa in Toscana godeva di una breve tregua.
Nella malattia finale, oppressa dal dolore, dall’aridità spirituale e dal senso di abbandono da parte dello Sposo divino, ritrovò la serenità ricevendo il Viatico e l’Estrema Unzione. Al confessore disse:
«Padre, vado a godere il mio Sposo Gesù; per Lui, morire mi è dolce».
E ripetendo teneramente: «Gesù, mio Sposo, mio Bene, vieni a prendermi!», consegnò la sua beata anima la mattina del 20 novembre 1792.
(from the book, "Notize Sttoriche Intorno al Monastero della Croce delle Agostiniane in Figline Valdarno, pp. 33-39)



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